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Titolo:La congiura

Autore:Ottorino Gurgo

ISBN 978 88 97770 21 3
Brossura fresata
13,90 €
185 pagine

Descrizione:

André Rivière nel corso di un viaggio di lavoro a Budapest trova delle pergamene, contenenti il testo di una lettera-memoriale inviata dall’imperatore Tiberio a sua cognata Antonia Minore, nella quale questi rievoca il tentativo di colpo di Stato compiuto contro di lui dal Prefetto del Pretorio Lucio Elio Seiano.

In essa, Tiberio, solo e stanco, a due anni di distanza dal fallimento del “golpe” di Seiano, rievoca in prima persona, dal suo rifugio caprese, le varie fasi di un evento che avrebbe potuto cambiare la storia di Roma e dell’umanità, le sue cause, i suoi retroscena.

 

Recensioni:

Tutto cominciò con una telefonata. Erano le tre del pomeriggio di una di quelle afose giornate romane in cui lo scirocco - con tutta la carica di umidità che, attraversando il mare, porta sino a noi dal deserto magrebino - ti tronca le gambe e ti induce alla pigrizia e alla più tenace apatia.

   Dovevo scrivere un articolo che il giornale aspettava per le otto, ma non ne avevo gran voglia. Il copione era sempre lo stesso: le intemperanze di una classe politica mediocre, preoccupata di tutelare i propri interessi assai più che di prendersi cura degli interessi pubblici. Gli episodi da citare a conforto di questa impostazione non mancavano davvero, ma c’era il rischio d’esser ripetitivi e noiosi.

   Il trillo del telefono mi scosse dallo stato di torpore nel quale la mia mente navigava cercando di maturare un’idea che valesse a rendere meno scontato il mio “pezzo”. Alzai la cornetta e biascicai un “pronto” che il mio interlocutore dovette trovare assai poco incoraggiante. Ci fu dall’altra parte del filo una lunga pausa. Stavo per riagganciare quando sentii la calda voce di Padre Rivière, appena incrinata da una sottile incertezza.

   - Qui Rivière - disse - l’ho svegliata?

   Alto, magro, poco più che cinquantenne, Padre André Rivière era un gesuita di alto livello. Autorevole collaboratore di Società cattolica, ricopriva un importante incarico presso il Museo Sacro della Biblioteca vaticana ed era solito trascorrere lunghi periodi all’estero, impegnato in delicate missioni di studio, molte delle quali - si diceva - gli erano assegnate su diretta disposizione del Santo Padre che nutriva per lui una particolarissima stima.

   Era nato a Poitiers, cittadina francese capoluogo del dipartimento della Vienne, quasi trecento chilometri a sud ovest di Parigi, resa famosa dalla battaglia con la quale, nel 732, Carlo Martello aveva sconfitto il formidabile esercito arabo e dal Concilio nel quale, trecentocinquanta anni dopo, era stata solennemente condannata l’eresia di Berengario di Tours.

   Suo padre era stato un avvocato assai noto e aveva sempre sognato di affidare il suo studio al figlio che lo aveva doppiamente deluso. In primo luogo perché, dopo la licenza liceale, aveva testardamente rifiutato di intraprendere gli studi di giurisprudenza ai quali aveva preferito quelli di Lettere antiche e in secondo luogo perché, una volta laureato, aveva con ancora maggior testardaggine deciso di entrare nella Compagnia di Gesù e di prendere i voti.

   Io lo avevo conosciuto poco più di un anno prima, ad un ricevimento in casa della principessa, vecchia nobildonna romana, il cui salotto è aperto settimanalmente a vip della politica, alti prelati e giornalisti.

   In verità rifuggo dalla frequentazione di questi salotti che trovo noiosissimi e nei quali si affollano quasi sempre nugoli di arrampicatori. Quella sera, tuttavia, vincendo la mia riluttanza, avevo accettato l’invito della principessa poiché contavo d’incontrare nel suo salotto il segretario di un partito politico del quale il giornale mi aveva commissionato un’intervista che, sino ad allora, non ero riuscito a fare. Un po’, lo confesso, per mia indolenza e un po’ perché da quando il suo partito era andato al governo, questo politico - che prima implorava d’essere intervistato - aveva assunto un atteggiamento supponente e spocchioso, facendosi negare al telefono e costringendo il suo capo ufficio stampa a vere e proprie acrobazie per giustificare il comportamento del suo leader e non alienargli definitivamente le simpatie della stampa.

Allegati: