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Titolo:Un padano alla corte di Augusto

Autore:Giovanni Poccia

ISBN 978 88 99067 03 8
Brossura fresata
14,90 €
206 pagine

Descrizione:

Lasciando agli storici scienziati la pignoleria delle date, della veridicità scrupolosa dei fatti, godiamo di questi racconti, conditi più spesso da sornioni commenti e, a volte, da acide considerazioni, in merito alla veridicità dei fatti riportati da Valerio Anziate o sull’arte menzognera dei Nord Africani dell’epoca. Ma a noi Livio piace così.
Questa riduzione vuole proprio mirare, attraverso la narrazione di fatti a volte forse aneddotici ma senz’altro veritieri, mondati dalle de-scrizioni assai dettagliate di battaglie e di consoli in successione, mirare allo stimolo della curiosità alla lettura di Livio, e soprattutto alla conoscenza della Storia alla quale siamo sopravvissuti.
Conoscere la Storia consente la conoscenza dei comportamenti dell’Uomo, in qualunque epoca egli viva: negli episodi raccontati e nelle loro dinamiche si possono riconoscere tanti personaggi del mondo di oggi. E dunque, nulla di nuovo sotto il sole!

Recensioni:

Sappiamo bene da Omero come i Greci con l’astuto Ulisse riuscirono a penetrare nella città di Troia con l’inganno del cavallo di legno e come entrati riuscirono a mettere a ferro e fuoco questa storica città del Medio Oriente. E sempre l’Iliade ci narra la storia infelice di Enea che, persa la moglie, si allontanava furtivo dalla città in fiamme con sulle spalle il vecchio padre Anchise, tenendo per mano il figlioletto.

Scappato da Troia con un gruppo di concittadini, Enea andava in cerca di una nuova patria, e dopo due sfortunati tentativi, uno in Macedonia, l’altro in Sicilia, approdò a sud della foce del Tevere, tra Pomezia e Nettuno, forse a Pratica di mare, penso, dove la campagna si pre-sentava prospera e veramente accogliente, come è del resto tuttora. Pensò Enea, che pure non parlava il latino, "hic manebimus optime", cioè "qua staremo benissimo!" Ma aveva fatto i conti senza l’oste, cioè senza il re Latino e gli Aborigeni che già da tempo abitavano quei luoghi. I due si annusarono per un po’, pronti a darsi battaglia, ma poi, tutto sommato, chi glielo faceva fare al re menar le mani per quei quattro disgraziati venuti da lontano: in fondo c’era terra per tutti e, poi, questi venivano da Troia, ed Enea, il loro capo, era figlio di Anchise e, senti un po’, di Venere, proprio la dea Venere. Ma come avranno fatto a ca-pirsi? Forse a gesti, come tutt’oggi fanno ancora da queste parti. Alla fine tutti contenti, e il re, tanto per suggellare l’amicizia, fa sposare la propria figlia Lavinia al vedovo Enea. Enea allora decise di fondare una città da quelle parti e volle chiamarla con il nome della moglie. Oggi Lavinio è una ridente cittadina di mare abitata per lo più da Romani in cerca di una abitazione a prezzi abbordabili e vicino Roma: grazie Enea!

Allegati: